Per un lungo periodo
la storia del caffè
si è identificata con quella della caffetteria. La ragione è relativamente semplice: gli uomini, da quando
conoscono le qualità di questa nera bevanda, hanno sempre
cercato il modo migliore per prepararla. Innanzitutto, hanno dovuto capire - cosa a cui si giunse solo
dopo un certo tempo - che i chicchi del prezioso frutto dovevano
essere tostati. Ma, poi, una volta tostati, i chicchi dovevano
essere macinati e qui la fantasia si è sbizzarrita, seguendo
usanze proprie del tempo in cui vivevano.
Dapprima, dunque, la macinatura avveniva in un mortaio, mentre
in un periodo successivo si è assistito ad una vera e propria
rivoluzione ed evoluzione, quella che ha interessato le varie
forme dei macinini di caffè.
Quasi tutti ricordano le ultime forme assunte da quei casalinghi
strumenti - anche solo per averle viste nei mercatini
d'antiquariato o in vecchie fotografie o in dipinti - ma non si
arrivò subito all'idea di una scatola di legno a cubo, con un
alloggiamento dove si ponevano i chicchi, una manovella che
metteva in funzione una grossa vite ed un cassettino in cui
cadeva la polvere macinata.
Dalle prime apparizioni della nostra bevanda ( le prime botteghe
del caffè furono aperte ad Istanbul agli inizi del Cinquecento )
il metodo naturale e più seguito per ottenerla fu quello di far
bollire in acqua la polvere. Ma, si presentò subito una
difficoltà: depositandosi la polvere in fondo al bollitore, era
poi difficile separarla dall'acqua divenuta nera e profumata.
E' stato scritto che i primi ad escogitare una caffettiera
ideale per far depositare i fondi prima di bere l'infuso, furono
gli Etiopici e questo appare giustificato, dato che si ritiene
siano stati i primi a sperimentare il caffè.